Danno morale e danno esistenziale: due voci del danno non patrimoniale.

Le categorie dei danni morale ed esistenziale delineate dalle cosiddette “sentenze della cinquina” (Cass., 31.05.03, n. 8828; Cass., 31.05.03 n. 8827; Cass. 12.05.03, n. 7281; Cass. 12.05.03 n. 7283; Cass. 12.05.03 n. 7282) e rivisitate, da ultimo, dalle SSUU, interessano il pregiudizio sofferto dalla persona offesa nella sua più ampia accezione. Interessano cioè i danni determinati dalle lesioni di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica. Per tali ragioni, tanto il danno morale soggettivo, quanto il danno esistenziale, possono essere risarciti senza che possa ravvisarsi una duplicazione del risarcimento.

Più compiutamente:

a)Il danno morale consiste nei patemi d’animo che conseguono alla commissione di un illecito. E’ inteso, in generale, come la sofferenza subita dal soggetto a seguito, ad esempio, delle lesioni fisiche riportate; questo tipo di danno viene riconosciuto per espressa previsione dell’art. 2059 c.c.

Il danno morale non esaurisce però la categoria del danno non patrimoniale, cosicché ben si spiega la riparabilità di tali danni in favore delle persone giuridiche, che pur non possono provare sofferenza.

Nel caso di danno non patrimoniale quel che viene in primo piano è infatti la violazione dell’interesse protetto dalla norma, come nel caso di reato di corruzione contro la P.A. ovvero di reati urbanistici, là dove l’interesse è quello, rispettivamente, alla dignità e rispettabilità dello Stato e alla realizzazione di un determinato assetto urbanistico.

La legge penale è dunque quella che, ex art. 185 c.p., generalizza, in caso di reato, la risarcibilità del danno non patrimoniale in sede civile (pur a prescindere dalla previa pronuncia di una sentenza penale di condanna), ma il rinvio operato dall’art. 2059 c.c. alla legge potrebbe ricomprendere gli artt. 7 e 10 c.c., i quali, interpretati estensivamente là dove prevedono il risarcimento, potrebbero configurare l’esistenza di una clausola generale atta a legittimare in ogni caso la risarcibilità dei danni anche non patrimoniali in caso di lesione dei diritti della personalità.