LA VISTA DELL'ANZIANO.

Diciamo tutti, e spesso, che vorremmo vivere a lungo, purché in buona salute. L’età porta però ad un decadimento dell’individuo in tutte le sue funzioni primarie e non sono molti i nonni che hanno ancora una mente lucida, una memoria recente, articolazioni elastiche, orecchio pronto e vista efficiente.
La moderna geriatria, con l’ausilio dei diversi specialisti di settore sta affrontando con serietà i molti problemi che l’età pone e che mirerebbero almeno ad elevare la qualità della vita. L’occhio subisce dall’età diverse involuzioni.

A partire da un fenomeno fisiologico quale è la presbiopia - che dai 45 anni in poi rende sempre più difficile la lettura – ci sono alcune malattie che sono appannaggio prevalente dell’età anche se possono manifestarsi – assai più raramente però – in epoche precoci.
La cataratta, ad esempio è, nella sua forma idiopatica (cioè non attribuibile a fattori noti (quali diabete, traumi ecc.) una patologia prevalentemente senile. Il glaucoma segue più o meno la stessa linea di comportamento.
C’è un’altra malattia che porta nel suo nome il riferimento alla anzianità del soggetto che ne è affetto: è la cosiddetta “degenerazione maculare legata all’età”, nome scientifico recente di una affezione precedentemente nota come “degenerazione maculare senile” che poi, se vogliamo, è la stessa cosa.

E’ una forma degenerativa della retina centrale (macula) che induce una drammatica riduzione della funzione visiva. Con lo studio statistico noi possiamo risalire ai cosiddetti “fattori di rischio” e quindi alle ipotetiche cause, spesso ricavandone indirizzi terapeutici preventivi validi che, se non totalmente risolutori, arrestano o rallentano almeno la progressione della malattia.
Mentre non è dimostrato (almeno sinora) un collegamento stretto tra alimentazione e cataratta e, meno che meno, con il glaucoma, l’affezione che pare possa subire una benefica influenza dalla alimentazione è appunto la degenerazione maculare. Parlando di cataratta ho messo tra parentesi le parole “almeno sinora” perché è opinione diffusa che una malattia degenerativa come la cataratta possa essere influenzata da tanti fattori tra i quali la presenza di radicali liberi strettamente legata alla carenza di sostanze antiossidanti, da cui il legame con il loro apporto esterno, quindi con l’alimentazione. Cosa invece molto più evidente nella degenerazione maculare.
Studi compiuti su popolazioni molto numerose e per lunghi anni hanno dimostrato alcuni punti fermi che vale qui riportare non senza aver ricordato che i principi della statistica studiano le cosiddette “prevalenze” e che quindi se affermiamo che il carcinoma del polmone è la malattia dei fumatori non significa che tutti i fumatori siano destinati ad avere tale malattia, ma soltanto che il numero dei fumatori tra i portatori del tumore è significativamente superiore a quello dei non fumatori.

Tornando al discorso che ci interessa sono certamente “fattori di rischio” per la degenerazione maculare: l’età (oltre i 75 anni il 35% della popolazione soffre almeno di una fase iniziale della malattia), la predisposizione genetica, il fumo, l’esposizione ai raggi solari, specie nella frazione del colore blu, le iridi chiare, l’ipermetropia, l’alimentazione povera di vitamine antiossidanti.

A proposito dell’età sono stati condotti numerosi studi per valutare la prevalenza della degenerazione maculare ed in Italia la percentuale dei malati appare certamente più bassa.
Gli Autori delle ricerche avrebbero individuato come fattore protettivo proprio l’alimentazione degli Italiani che è nettamente differente da quella degli altri popoli europei e del mondo.
L’ipotesi patogenetica si orienterebbe verso il cosiddetto stress ossidativo dei tessuti retinici, che porterebbe alla formazione di radicali liberi e all’alta presenza di acidi grassi poliinsaturi nel sangue: ne consegue che una alimentazione in cui siano presenti grassi di questo genere costituisce altro fattore di rischio. Non sembra invece esserci collegamento alcuno con un moderato consumo di alcool. Si può affermare che tutte le limitazioni alimentari solitamente imposte per le malattie cardiovascolari (ipertensione, arteriosclerosi, ipercolesterolemia) siano da estendere anche a chi è affetto da degenerazione maculare.

Le sostanze antiossidanti, introdotte o con una terapia integrativa o con una corretta alimentazione, lì dove per “corretta” intendiamo una alimentazione ricca di frutta, verdura e pesce, ridurrebbero, almeno in parte i danni prodotti da questo processo. E’ ovvio che tali sostanze antiossidanti (vitamina C, E, luteina e carotenoidi in genere, zinco) facciano parte dei farmaci prodotti per la terapia della malattia, ma c’è chi sostiene che le manipolazioni dell’industria possano far cadere quel quid di naturale che invece contiene il prodotto fresco.

Basti pensare a due dati fondamentali:
a) gli spinaci sono ricchi di sostanze antiossidanti, ma , una volta colti, basta la loro esposizione al sole per 30 minuti per veder ridurre questa dotazione naturale di almeno il 50%.
b) Uno studio pubblicato su una prestigiosa rivista di oftalmologia e condotto in tandem tra l’Università La Sapienza di Roma ed il Moorsfields di Londra ha considerato la prevalenza della malattia in tre piccole cittadine: una della Lucania, ad economia quasi totalmente agricola, in cui il più vicino supermercato era distante alcune decine di chilometri, una dell’Inghilterra ed una terza dell’estremo nord Europa (fornite di supermercati).
Orbene la prevalenza della malattia era di gran lunga inferiore nella cittadina Lucana e la spiegazione addotta dai ricercatori è stata che gli abitanti erano abituati più degli altri a nutrirsi di cibi da loro stessi prodotti e per lo più freschi.
E’ quindi dimostrata l’importanza non solo degli alimenti, ma anche di come sono prodotti, trasportati, conservati e manipolati.

Quale conclusione trarre da questa chiacchierata ?
E’ fondamentale nella vita di un individuo la corretta alimentazione perché l’età porti i suoi acciacchi più tardi possibile.
In questo senso è dimostrata la netta superiorità della dieta mediterranea più povera di proteine e più ricca di prodotti vegetali. Dieta a parte, recentemente, il trattamento medico-specialistico nei confronti della malattia ha fatto notevoli passi avanti ed è possibile una terapia efficace. L’importante è rivolgersi a specialisti qualificati ed esperti in prevenzione.